Speciale Nòva24-Review sulle micro web tv

Posted in micro web tv con i tag , , , , on dicembre 12, 2009 by giampaolocolletti

Su Review di Nòva24-Sole24Ore è scaricabile un mio dossier sulle micro web tv e sul meeting. Link: http://novareview.ilsole24ore.com/

A due settimane dal meeting vorrei segnalarvi anche che nel blog “Paese che vai” abbiamo inserito tutti gli interventi dei relatori, le foto e le menzioni speciali dei vincitori dei Teletopi 2009. Sempre nel blog trovate anche i post-it riempiti durante il meeting. Link diretto: http://paesechevai.wordpress.com/

Nel nostro canale di YouTube abbiamo invece caricato le interviste effettuate a molti di voi e ai relatori. Link diretto: www.youtube.com/meetingpaesechevai. Inoltre nell’aggiornamento di dicembre di Altratv trovate la mappa delle micro web tv e lo speciale dedicato alle realtà estere. Link: www.altratv.tv

Le storie delle micro web tv

Posted in micro web tv con i tag , on dicembre 8, 2009 by giampaolocolletti
Irene Pivetti al meeting delle micro web tv

Irene Pivetti al meeting delle micro web tv

Straordinario. A distanza di due settimane ancora si parla del meeting delle micro web tv e delle potenzialità di questi canali generati da cittadini o professionisti per raccontare altre storie, accanto a quella che si ritiene la Storia, con la s rigorosamente maiuscola.

Un momento del dibattito

Un momento del dibattito

I mitici "Teletopi", gli oscar delle micro web tv

I mitici "Teletopi", gli oscar delle micro web tv

Maurizio di "Sfumature di viaggio" immortala i post-tv i nostri post-it

Maurizio di "Sfumature di viaggio" immortala i post-tv i nostri post-it

Se non c’è un racconto non c’è un cavolo. Messaggio di Carlo Freccero alle micro web tv italiane

Posted in micro web tv con i tag , , , , , on novembre 29, 2009 by giampaolocolletti
Io con Carlo Freccero e sullo sfondo gli amati Teletopi, meeting delle micro web tv italiane

Io con Carlo Freccero e sullo sfondo gli amati Teletopi, meeting delle micro web tv italiane

 

 

 

 

 

 

 

«La conclusione è  molto semplice, è emersa l’idea che le micro web tv hanno preso il posto delle tv locali. Infatti ci sono persone molto competenti, molto strutturate e con obiettivi molto chiari. Io personalmente sono un pò deluso. Infatti stavo pensando di partecipare all’associazione delle micro web tv nel senso che pensavo che la web tv fosse più personale, culturale, artistica, con performances d’avanguardia. Invece mi sembra di capire che non è così.
Un consiglio fraterno, quello di raccontare non solamente il territorio, che mi sembra una cosa veramente anacronistica: il net è il luogo dell’immateriale per eccellenza, perciò non mi devo limitare solamente a raccontare quello che accade sul territorio. Rischiate, e ve lo dico col cuore in mano, di non riuscire a immaginare il futuro delle web tv. Chi fa questo lavoro ha sempre il problema di continuare ad esistere, avere un futuro e se si limiterà a questa lettura diaristica giornalistica quotidiana del territorio senza che diventi un momento d’autore, rischia di scomparire. Può sembrare una visione pessimistica, ma è vera, non so quanto sia utile fare una sorta di telestreet. Si può fare il territorio occupandosi anche del mondo intero. Qui è una cosa emersa in modo forte, cioè che le micro web tv raccontano il loro territorio e questa – a mio avviso – è una cosa limitativa. Non esistono solo questi modelli, ma ne esistono altri. Occorrono pathos e racconto. È chiaro che chi ha i mezzi riesce a fare delle narrazioni straordinarie, ma si possono raccontare cose molto forti con una piccola telecamera, e questo secondo me è il percorso più interessante. Da una parte ci deve essere un racconto, che può essere fatto in mille modi, bisogna sempre ricercare qualcosa. Secondo me potrebbero nascere delle cose straordinarie, racconti che possono sostituire i romanzi. Da un’altra parte mi fa paura il locale, quindi vi chiedo di trattare un locale non diaristico ma che dia qualcosa di universale, un messaggio. In ogni caso, se non c’è racconto non c’è un cavolo».  Caro Freccero, neo-Presidente onorario della Femi, Federazione delle micro web tv italiane.

Domenica post meeting delle micro web tv

Posted in micro web tv con i tag , , on novembre 29, 2009 by giampaolocolletti
Le micro web tv italiane in meeting a Milano, Università IULM, venerdì 27 novembre

Le micro web tv italiane in meeting a Milano, Università IULM, venerdì 27 novembre

 

 

 

 

 

Quanta energia quanta passione quanta voglia di mettere in circolo idee creando una tv che vada oltre le vetrine e le veline di quella che ci hanno sempre propinato. Siamo stati in centocinquanta in sala provenienti da ogni angolo d’Italia, altrettanti online a seguirci… E chissà quanti ancora sparsi in ogni anfratto della rete sono lì, pronti con la telecamerina in mano, ad accendere piccole antenne digitali per la propria comunità e ad unirsi a noi in quella straordinaria sfida condivisa che rappresenta la neonata Federazione. A tutti voi e a tutti noi sognatori, innovatori, micro-editori di micro web tv un macro abbraccio virtuale. Giampaolo

L’impresa che diventa editore

Posted in impresa 2.0 con i tag , , , , , , , , , , on settembre 29, 2009 by giampaolocolletti

Hyperdialog. E’ la parola d’ordine adottata dall’Osservatorio sull’enterprise generated content dell’Università Bocconi. Ovvero l’impresa che costruisce relazioni con i suoi stakeholders, che diventa in qualche modo editore. D’altronde una lenta ma graduale rivoluzione è in atto nelle aziende italiane. Che segna un avvicinamento costante al digitale. Investimenti nell’online in linea col trend crescente degli ultimi anni e maggiore consapevolezza per informare e creare relazioni, vendere prodotti e servizi, ma anche (e soprattutto) valori ed emozioni.
La prima ricerca è sui social media e ha preso in esame 100 industrie posizionate in rete. Dai dati emerge che il 34% informa in modo classico, attraverso il sito istituzionale. Trattasi di realtà meno inclini al coinvolgimento dell’utente. Il 20% realizza formati innovativi, adottando prevalentemente il video come strumento di comunicazione. Per il 24% c’è il dialogo con l’utente, ma in modo unidirezionale. Il restante 22% di imprese vengono classificate come “first mover”. Sperimentano sui social network modalità di comunicazione ad alto coinvolgimento verso target mirati. Mantengono un dialogo costante. Sono brand con una forte identità, destinati per natura a fare opinione. 
La seconda ricerca ha analizzato un campione di oltre duecento aziende coinvolte a vario titolo nelle campagne di comunicazione, immortalando tutti gli attori della filiera. Ha registrato una fotografia attuale, focalizzandosi sulle tendenze in atto nel digitale. Emergono alcuni trend significativi. L’ipersegmentazione e la moltiplicazione delle piattaforme distributive, la disintermediazione tra impresa e consumatore finale, il ruolo dell’utente più coinvolto (e critico). E molti interrogativi, che vanno dalla sperimentazione tou court sui media digitali all’adozione delle piattaforme open source.
La terza ricerca si è concetrata sulle community interne alle imprese, grazie alla creazione di un network messo in piedi in Reply nel 2007. La piattaforma è alimentata col contributo dei collaboratori. E vanta più strumenti d’utilizzo, dal blog al file sharing.
Diventare editori multimediali richiede competenze specifiche. «Le ricerche fanno emergere notevole interesse da parte delle imprese a comunicare online e ad utilizzare piattaforme partecipative. Ma le iniziative sono ancora “interventi spot” oppure progetti continuativi ma “istituzionali”», afferma Paola Dubini, direttore dell’Osservatorio. E’ un problema di ricchezza e varietà dei contenuti, ma anche di credibilità. «Il web permette di fare sperimentazioni ma l’efficacia di queste campagne non è garantita. Raggiungere la massa critica di utenti è difficile, ed è ancora più difficile trattenerli». precisa Dubini. Insomma, è un problema di strategia. Da noi il lungo termine non va (ancora) d’accordo con il posizionamento in rete. (Da Nòva24-Sole24ore, giovedì 24 settembre 2009)

Storytelling digitale di impresa in salsa italiana.

Posted in impresa 2.0 con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on agosto 13, 2009 by giampaolocolletti

Il casellante è anche un poeta. Il marinaio sulla plancia della nave da crociera fa il commentatore televisivo. E l’operatore del call center partecipa ad una docu-fiction.
Tutti storyteller, impegnati con passione in una seconda professione (incentivata dall’azienda). Anche in Italia dipendenti (e clienti) si improvvisano poeti, romanzieri o giornalisti. In una parola diventano narratori di impresa. Scrivono, digitano, disegnano la propria storia, avamposto di quella collettiva nell’impresa 2.0.
Così anche le aziende italiane sdoganano lo storytelling. Nobile arte, quella di raccontare storie. Il fenomeno, di matrice americana e attecchito dapprima nel nord-Europa, qui viene personalizzato. Una via tutta nostrana per dare senso alla narrazione. Perché le storie informano, formano, aggregano e – soprattutto – creano valore. Il che significa – in questi periodi di incertezza – incrementare il business vendendo prodotti, servizi o addirittura il brand.
«Lo storytelling italiano è tutto autoprodotto. Ma da noi c’è ancora molta istintività. Nei paesi anglosassoni, dove viene applicato con successo da trent’anni, è più scientifico», precisa Andrea Fontana, Università di Pavia e senior manager per Galgano.
Nel suo “Manuale di Storytelling” edito da Etas si passano in rassegna i casi italiani: da Zambon a Vodafone, passando per Gruppo Autostrade, Costa Crociere, Schneider Eletric. Fino ad approdare ad una società di selezione del personale, Key2People. Gli head-hunter fanno narrare ai candidati una storia personale e professionale. Cercando di individuare una trama originale.
«Lo storytelling ha  tre grandi aree di applicazione: la formazione interna, la corporate identity e l’advertising», afferma Fontana. E precisa, «Sull’interno la narrazione viene  adottata come training. Si invitano così le persone a raccontarsi nei diari di bordo o nelle docu-fiction». 
Ma le storie si tramandano anche fuori l’organizzazione. L’alfa Romeo con Mito ha addirittura creato un vocabolario. Tutti gli stakeholders sono coinvolti e la mappatura di questi pubblici è essenziale. E il come narrare è centrale. «La narrazione diventa un sistema crossmediale. E gli strumenti multicanale – cartacei, elettronici, relazionali – influenzano in modo diverso».
Passando dai mercati alle community narrarsi serve per definire un’identità. Su Petpassion.tv Purina Nestlè  racconta video-storie sugli amici a quattro zampe. Barilla col suo “Mulino che vorrei” incentiva una storia corale della community dei consumatori.
«Le piccole e medie imprese potrebbero trarre vantaggi dallo storytelling, narrando design di prodotto. Ad oggi, però, sono più le multinazionali a importare format», precisa Fontana.  Anche se non mancano esempi nostrani. «Ferrero con la sua Nutella fa scuola nel mondo, e un grande territorio da esplorare è il tema della celebrazione». Diesel per i trent’anni o Wind per il decennale fanno scuola.
C’è poi la fisicità della narrazione, rappresentata dai musei di impresa. In Italia se ne contano a decine, tutti di realtà d’eccellenza con una storia da preservare e tramandare: Ducati, Ferragamo, Ferrari, Zucchini, Zegna.
Ci sono poi i trend emergenti. Green e social in testa. Enel ha sperimentato su YouTube una fiction dedicata alle soluzioni verdi. Telethon ha irradiato una web tv per spiegare (e incentivare) la ricerca.
Il digitale, però, non ha il predominio sulla narrazione di impresa. Anche se oggi influenza. E parecchio. «La rete è un terreno fertile per la creazione di storie, soprattutto condivise. In questo modo le imprese generano senso», afferma Paola Dubini, Osservatorio Bocconi sull’enterprise generated content. E precisa, «Ci sono alcuni modelli vincenti ma non percepisco formule totalmente innovate». Insomma, per ora si sperimenta.
Il 24 settembre prossimo il convegno annuale dell’Osservatorio in Università Bocconi permetterà a comunicatori ed esperti di interrogarsi sull’impresa-storyteller, con la presentazione di tre ricerche esclusive su social network, filiera digitale e community. Tra le eccellenze, saranno illustrati anche i casi Barilla, Lush, Intesa San Paolo, Reply.
Però condizione essenziale alla riuscita delle storie è l’autenticità. Patente difficile da ottenere. Ma essere credibile è il must. Che va di pari passo col coinvolgimento dell’utente, chiunque esso sia.
Giampaolo Colletti, da Nòva24-Sole24Ore, 06.08.09

Stasera a Ballarò, come comunica male l’impresa

Posted in impresa 2.0 con i tag , , , on maggio 12, 2009 by giampaolocolletti

Ma che tristezza infinita Luca Cordero di Montezemolo a Ballarò di stasera.. Ma che modo vecchio di comunicare l’impresa… Tutto risuonava di finto: la bandierina malposta, le foto di famiglia di sbieco, i libri buttati lì… E poi le domande, preparatissime! Neanche il più incapace comunicatore di impresa digitale avrebbe fatto peggio!

Si accorcia la filiera digitale.

Posted in impresa 2.0 con i tag , , , , , , on aprile 4, 2009 by giampaolocolletti

Si ridisegnano i rapporti nella filiera digitale. In questa fase l’azienda spender è tentata di accorciare il percorso all’utente finale. A fotografare un mercato in profondo fermento è l’Osservatorio Business TV dell’Università Bocconi. Il network, che coinvolge 15 eccellenze, ha presentato i risultati in un meeting a porte chiuse. Sotto analisi 205 realtà, dalle web agency ai centri media, passando per le concessionarie e le società di produzione. «C’è una tendenza ad accorciare le filiere. Il segmento dei servizi di marketing digitale è in particolare fermento», puntualizza Paola Dubini del centro ASK Bocconi. E precisa, «La possibilità per gli spender di controllare la relazione col cliente attraverso piattaforme proprietarie si scontra con una disponibilità di budget più circoscritta».
Complice il digitale maturo il campo da gioco si riduce. A beneficiarne il consumatore finale, che vive una fase di disintermediazione con l’azienda. I nuovi Caroselli digitali sono ben lontani dai lustrini del passato. Giampaolo Colletti, da Nòva24-Sole24Ore, aprile 2009

Web tv di campo

Posted in micro web tv con i tag , , on aprile 4, 2009 by giampaolocolletti
Alba TV

Alba TV

Storia di tecnologia e di rete. Ecco il mio ultimo racconto uscito su Nòva24-Sole24Ore nella rubrica “Storie di ordinaria programmazione. Tappa ad Albairate, vicino Milano.

«Sono nato ad Abbiategrasso perché lì c’è l’ospedale, ma sono a tutti gli effetti albairatense. Lo scriva, mi raccomando». Così esordisce nell’intervista Flavio Crivellin per raccontare la sua creatura, Alba TV, un canale online visibile su www.alba-tv.it
Flavio è un trentanovenne impiegato di banca. Con un gruppo di albiaratensi doc ha messo in piedi un’associazione culturale. E poi ha deciso di accendere una tv. Su Internet. «Qui il tessuto sociale è molto vivo, ci sono centinaia di volontari. Con la tv raccontiamo la nostra terra».
Gia’, la terra. Benvenuti ad Albairate, un piccolo paesello della cintura milanese. Cinquemila anime popolano quello che secoli addietro era un esempio di villaggio rurale. Il territorio è costellato di cascine. In questa realtà c’è un legame embrionale, quasi carnale, con la terra. «E con la web tv raccontiamo anche la filiera agricola», precisa Flavio. D’altronde brulicano i caseifici. E si coltivano il riso, il mais e il granoturco.
Terra rispettata. Albairate ha anche un altro primato. E’ il comune d’Italia con la più alta percentuale di rifiuti riciclati. E la web tv che diventa la sentinella verde. «Non ci interessa l’aspetto economico, la nostra è un’operazione per far raccontare il paese». Il canale è cresciuto col tempo. «Siamo partiti con le nostre attrezzature personali e pagando il solo costo della registrazione del dominio. Cinquanta euro in tutto», ci racconta con orgoglio Flavio. Poi è arrivato un contributo dall’amministrazione comunale. In rete va in onda l’anima di Albairate: dal video della festa di San Giorgio, patrono del paese e protettore anche dei casali, alla trebbiatura con macchine storiche.
Alba TV ha avviato le trasmissioni perché la popolazione voleva rivedere feste e sagre di paese. Però il canale è visitato da mezzo mondo. «Sono parenti emigrati». E che restano ancorati alla terra natìa con un clic.

La storia la trovi su Nòva24-Sole24ore del 2 aprile 2009, su Altratv.tv e su Paesechevai.tv

Le azioni efficaci della comunicazione aziendale in tempo di crisi.

Posted in impresa 2.0 con i tag , , , , , , on febbraio 1, 2009 by giampaolocolletti

Al Wireless

Al Wireless

1. Ascoltare le diverse anime dell’impresa, presidiando le fasce deboli e i talenti, ovvero le figure con alto potenziale maggiormente esposte alle fluttuazioni del mercato in crisi. Rafforzare il “patto dei forti”.

2. Proporre modalità informative glocal, valorizzando le storie d’azienda e dando spazio ai leader. Analizzare il mercato globale fornendo chiavi interpretative locali con figure credibili. Per Wenger, «La comunicazione deve dare voce ad una fonte rispettata».

3. Puntare anche sugli strumenti di comunicazione offline, prediligendo l’insourcing all’outsourcing. Ritorna in auge il vecchio bollettino cartaceo.

4. Più “green” e “business ethics”. Mostrare maggiore sensibilità sui temi di Corporate Social Responsibility.

5. “Coccolare” il dipendente attuando feedback quali-quantitativi costanti. Valorizzare convenzioni e servizi aziendali che creano la percezione di una vicinanza, misurando le azioni intraprese.